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365 GIORNI DOPO

SAÌA compie un anno. E la riabilitazione continua a guardare avanti.

Cagliari, 1 settembre 2026

Un anno fa c’era soprattutto una responsabilità.

Garantire che centinaia di persone con disabilità e le loro famiglie potessero continuare a trovare, ogni mattina, una porta aperta, un terapista ad aspettarle, un servizio capace di accompagnarle. Senza interruzioni.

Il 1° settembre 2025 iniziava ufficialmente l’esperienza di SAÌA Riabilitazione S.r.l. Benefit.

Oggi, dodici mesi dopo, quella responsabilità è diventata una realtà fatta di quattro Centri — Cagliari, Assemini, San Vito e Villacidro — oltre 80 professionisti, servizi ambulatoriali, domiciliari, semiresidenziali e residenziali e, soprattutto, persone.

Persone che curano altre persone.

È da qui che vogliamo raccontare il nostro primo anno.

1 settembre 2025

Lo stato dei luoghi all’inizio

365 giorni dopo

Gli spazi di oggi

Non abbiamo semplicemente aperto. Abbiamo continuato.

Ci sono attività che possono fermarsi e ripartire.

La riabilitazione no.

Dietro una seduta non c’è soltanto una prestazione sanitaria. C’è un percorso costruito nel tempo. Ci sono progressi conquistati lentamente. Ci sono famiglie che organizzano la propria vita intorno alle necessità di un figlio, di un genitore, di una persona cara.

Per questo, nel settembre 2025, la prima promessa di SAÌA è stata semplice e impegnativa:

Nessuno doveva perdere il proprio percorso di cura.

Abbiamo iniziato da lì.
Dalla continuità.
Dai professionisti.
Dalle famiglie.
Dalle persone che ogni giorno entrano nei nostri Centri.

Poi abbiamo cominciato a cambiare

Garantire ciò che esisteva, però, non poteva essere sufficiente.

In dodici mesi SAÌA ha lavorato per costruire una propria identità: una riabilitazione nella quale competenza sanitaria, attenzione sociale e qualità della vita tornassero a essere parti dello stesso progetto.

  • Abbiamo investito nell’organizzazione e nelle professionalità.
  • Abbiamo affrontato problemi strutturali e amministrativi.
  • Abbiamo lavorato sulla sicurezza e sulla qualità degli ambienti.
  • Abbiamo rafforzato il dialogo con le famiglie.
  • E abbiamo cominciato ad aggiungere servizi.

Nel marzo 2026 è ripartito, ad esempio, il trasporto gratuito dei pazienti verso il Centro di Cagliari.

Può sembrare un dettaglio.

Non lo è.

Per una persona con disabilità e per la sua famiglia, poter raggiungere una terapia può fare la differenza tra avere formalmente un diritto e poterlo esercitare davvero.

La cura comincia anche da qui.
Il pulmino del servizio di trasporto gratuito di SAÌA Riabilitazione

Ci sono risultati che non entrano in una tabella

Poi ci sono i laboratori.
Il legno lavorato dalle mani degli ospiti.
I tessuti.
I colori.
Gli oggetti costruiti insieme.
Le attività del Centro Diurno.

Guardandoli si potrebbe pensare che il risultato siano quei manufatti.
Non è così.

Il risultato è una persona che scopre di saper fare qualcosa che ieri pensava di non poter fare.
È un gesto diventato più autonomo.
È una relazione.
È un sorriso.
È sentirsi utili.
È sentirsi parte di qualcosa.

Ed è proprio qui che la parola riabilitazione assume il suo significato più profondo.

Non soltanto recuperare una funzione.
Ma aiutare una persona a recuperare possibilità.

Oltre 80 persone hanno reso possibile tutto questo

Medici, fisioterapisti, educatori, psicologi, infermieri, OSS, assistenti sociali, personale amministrativo e collaboratori.

Il primo anno di SAÌA porta soprattutto i loro volti.

Sono stati dodici mesi intensi.

Un passaggio organizzativo complesso, nuovi adempimenti, accreditamenti, rapporti istituzionali, strutture da gestire, problemi da affrontare e decisioni da assumere.

Ma mentre tutto questo accadeva, ogni mattina bisognava fare una cosa molto più importante:
continuare a curare.

Ed è stato fatto.
Giorno dopo giorno.

La fragilità non definisce una persona

Essere una Società Benefit per SAÌA significa anche questo.

Pensare che l’impatto sociale non sia qualcosa da aggiungere alla fine di un bilancio, ma qualcosa che deve orientare le decisioni quotidiane.

Una persona con disabilità non è la propria diagnosi. È una persona che ha aspirazioni, capacità, relazioni, desideri e un proprio progetto di vita.

Per questo vogliamo che la riabilitazione dialoghi sempre di più con la formazione, con il lavoro, con lo sport, con la socialità e con il territorio.

Anche l’apertura ai tirocini promossi da ASPAL va in questa direzione: fare dei nostri Centri non soltanto luoghi nei quali si erogano prestazioni, ma comunità professionali capaci di formare nuove competenze e creare nuove opportunità.

Abbiamo attraversato anche momenti difficili

Non avrebbe senso celebrare questo anniversario raccontando soltanto ciò che è stato semplice.

Perché semplice non lo è stato.

Abbiamo ereditato situazioni complesse.

Abbiamo dovuto affrontare problemi amministrativi, strutturali e organizzativi, interlocuzioni istituzionali e difficoltà che qualche volta avrebbero potuto rallentare il nostro percorso.

Abbiamo scelto di affrontarle senza trasferirne il peso sulle persone assistite.

Perché quando si gestisce un servizio di riabilitazione esiste una linea che non dovrebbe mai essere oltrepassata:

i problemi delle organizzazioni non possono diventare i problemi dei pazienti.

È stata questa la bussola del nostro primo anno.

Oggi possiamo finalmente alzare lo sguardo

  • Vogliamo migliorare ancora i nostri Centri.
  • Vogliamo investire nelle persone che lavorano con noi.
  • Vogliamo sviluppare nuovi servizi e nuove collaborazioni.
  • Vogliamo utilizzare meglio tecnologia e innovazione.
  • Vogliamo rafforzare il rapporto con le famiglie.
  • Vogliamo costruire percorsi che accompagnino le persone non soltanto durante una terapia, ma nelle diverse dimensioni della loro vita.

E vogliamo farlo insieme alle istituzioni, al sistema sanitario, ai Comuni, alle associazioni, al mondo della formazione e a tutte le realtà che condividono questa visione.

Ma oggi, prima di ripartire, diciamo grazie.

Grazie alle persone che assistiamo.

Perché ci affidano qualcosa che non può essere misurato: la loro fiducia.

Grazie alle loro famiglie.

Anche quando ci chiedono di fare di più. Soprattutto quando ci chiedono di fare di più.

Grazie ai professionisti e ai lavoratori di SAÌA.

Perché dietro ogni numero di questo primo anno ci sono le loro mani, la loro competenza, la loro pazienza e la loro capacità di esserci.

Grazie alle istituzioni e a chi ha accompagnato questo percorso.

E grazie a chi, dodici mesi fa, ha creduto che fosse possibile cominciare.

365 giorni dopo, siamo ancora qui.

Ma non siamo più dove eravamo.

Abbiamo imparato.
Abbiamo costruito.
Abbiamo sbagliato qualcosa e corretto qualcosa.
Abbiamo affrontato difficoltà.
Abbiamo continuato a curare.

E soprattutto abbiamo capito ancora meglio quale SAÌA vogliamo costruire.

Una realtà nella quale nessuno sia soltanto un paziente.

Nella quale la disabilità non cancelli la persona.

Nella quale la riabilitazione significhi anche autonomia, dignità, relazione e possibilità.

Perché dietro ogni terapia c’è una persona.
Dietro ogni persona c’è una storia.
E ogni storia merita un futuro.

SAÌA RIABILITAZIONE

1 settembre 2025 — 1 settembre 2026

Il nostro primo anno.
Il futuro comincia adesso.