La misura regionale sostiene la permanenza a domicilio delle persone non autosufficienti e rafforza il ruolo delle famiglie e dei caregiver
In Sardegna il tema dell’assistenza domiciliare rappresenta una delle sfide più importanti per il sistema sociosanitario. Per molte persone con disabilità, anziane o in condizione di grave non autosufficienza, poter restare nella propria casa non è soltanto una scelta organizzativa: significa continuare a vivere in un ambiente familiare, mantenere relazioni, abitudini, punti di riferimento e dignità personale.
In questo contesto si inserisce il programma regionale “Ritornare a casa Plus”, evoluzione della misura “Ritornare a casa”, nata per favorire il rientro o la permanenza al domicilio delle persone con bisogni assistenziali complessi.
Il programma ha assunto negli anni una dimensione sempre più rilevante: dalle prime centinaia di progetti finanziati nelle annualità iniziali si è arrivati a una platea di circa 5.500 persone coinvolte nel 2024, con un valore stimato di circa 62 milioni di euro.
Che cos’è Ritornare a casa Plus
“Ritornare a casa Plus” è una misura della Regione Sardegna pensata per sostenere le persone in condizione di grave non autosufficienza e le loro famiglie attraverso progetti personalizzati di assistenza.
L’obiettivo principale è evitare, quando possibile, il ricorso all’istituzionalizzazione, cioè all’inserimento stabile in strutture residenziali, favorendo invece la permanenza nel proprio domicilio.
Il programma prevede diversi livelli di intensità assistenziale, definiti sulla base della condizione sanitaria e sociale della persona. Gli interventi possono comprendere assistenza domiciliare, supporto educativo e sociosanitario, servizi di sollievo, sostegno al caregiver familiare e, nei casi previsti, percorsi collegati alle dimissioni protette.
Perché è importante per le persone con disabilità
Per le persone con disabilità e per chi vive condizioni di non autosufficienza, la casa non è semplicemente un luogo fisico. È spesso lo spazio in cui è più facile conservare continuità, sicurezza e relazioni affettive.
Un progetto domiciliare ben costruito può aiutare a:
- ridurre il rischio di isolamento;
- sostenere la persona nei gesti quotidiani;
- alleggerire il carico assistenziale della famiglia;
- valorizzare il ruolo del caregiver;
- favorire una presa in carico più vicina ai bisogni reali;
- mantenere il legame con il proprio territorio.
Il valore del programma, quindi, non è soltanto economico. È sociale, familiare e umano. Significa riconoscere che l’assistenza non può essere pensata solo dentro le strutture, ma deve poter arrivare anche nelle case, nei contesti di vita quotidiana, accanto alle persone e alle loro famiglie.
Il ruolo delle famiglie e dei caregiver
Uno degli aspetti più importanti di “Ritornare a casa Plus” riguarda il riconoscimento del ruolo delle famiglie e dei caregiver.
Molto spesso sono proprio i familiari a garantire continuità assistenziale, presenza quotidiana, accompagnamento e supporto emotivo. Questo impegno, però, può diventare molto gravoso, soprattutto quando la persona assistita presenta bisogni complessi o richiede presenza costante.
La misura regionale interviene anche su questo fronte, prevedendo strumenti di sostegno che possono contribuire a rendere più sostenibile la cura a domicilio. Non si tratta di sostituire la famiglia, ma di affiancarla, evitando che il peso dell’assistenza ricada interamente su chi vive ogni giorno accanto alla persona fragile.
Un sistema che coinvolge Comuni, Ambiti PLUS e servizi sociosanitari
L’accesso alla misura passa attraverso una rete territoriale che coinvolge Comuni, Ambiti PLUS, Punti Unici di Accesso e Unità di Valutazione Territoriale.
La domanda viene normalmente presentata al Comune di residenza o al PUA, con la documentazione sanitaria e l’ISEE sociosanitario. Successivamente viene valutata la situazione della persona, individuando il livello assistenziale più adeguato e la possibilità di attivare il progetto in base alle risorse disponibili.
Questo conferma un punto centrale: l’assistenza alle persone con disabilità richiede una rete. Nessun soggetto può agire da solo. Servono istituzioni, servizi sanitari, operatori qualificati, famiglie, assistenti sociali, educatori, terapisti e realtà del territorio capaci di collaborare.
È proprio in questa direzione che si colloca anche la missione di Saìa, impegnata a garantire continuità e qualità dei servizi, a rafforzare il raccordo con gli Ambiti territoriali, le scuole e gli operatori del settore, e a lavorare per un sistema efficiente e integrato a vantaggio di ospiti, pazienti e famiglie.
Domiciliarità, trasporto e accesso ai servizi
Parlare di domiciliarità significa anche affrontare un altro tema fondamentale: la possibilità concreta di raggiungere i servizi.
Per molte famiglie, infatti, la distanza dai centri, la difficoltà negli spostamenti o l’assenza di un accompagnamento adeguato possono diventare ostacoli significativi alla continuità delle cure.
Per questo, accanto ai progetti domiciliari, è importante costruire un sistema più ampio di supporto: assistenza a casa, centri diurni, percorsi ambulatoriali, trasporto, orientamento sociale e dialogo costante con le famiglie.
Anche Saìa ha indicato tra i propri obiettivi la riattivazione, in regime di convenzione con gli Enti Locali, del servizio di trasporto dal domicilio ai centri, proprio per facilitare l’accesso ai percorsi di cura e riabilitazione.
Una misura importante, ma da rendere sempre più accessibile
Il programma “Ritornare a casa Plus” rappresenta una misura centrale per la Sardegna. I numeri dimostrano l’ampiezza dell’intervento e la sua importanza per migliaia di famiglie.
Restano però alcuni nodi da monitorare: la complessità delle procedure, la disponibilità effettiva delle risorse, la necessità di informazioni chiare e facilmente comprensibili, la continuità tra servizi domiciliari, sanitari e sociali.
Per le famiglie, infatti, non basta sapere che una misura esiste. È fondamentale poter capire a chi rivolgersi, quali documenti servono, quali tempi attendersi e quali servizi possono essere attivati.
La sfida dei prossimi anni sarà rendere questi strumenti sempre più vicini alle persone, più leggibili e più integrati con i bisogni reali del territorio.
Una cultura della cura che parte dalla casa
“Ritornare a casa Plus” richiama un principio semplice ma decisivo: quando le condizioni lo permettono, la casa può diventare parte del percorso di cura.
Non come alternativa povera alla struttura, ma come spazio di vita da sostenere con professionalità, competenza e presenza.
Per le persone con disabilità, per gli anziani non autosufficienti e per le famiglie sarde, questo significa poter contare su un modello che mette al centro la persona, il suo ambiente, le sue relazioni e il diritto a una vita il più possibile dignitosa, accompagnata e sicura.
È una direzione che richiede risorse, organizzazione e responsabilità condivisa. Ma è anche una scelta culturale: costruire un sistema in cui la cura non sia solo prestazione, ma relazione, continuità e prossimità.

